D come DOGE

PARTE 1

Lettera D
Il doge è una figura emblematica per la storia di Venezia, del suo entroterra e, ovviamente, delle nostre amate ville venete. Il dogarato era difatti la più alta carica a cui si potesse ambire: inizialmente dotato di pieni poteri, diventò in seguito una carica dal puro valore simbolico…del resto è noto che i veneziani non amavano farsi comandare!
Tutte le famiglie nobili desideravano vantare almeno un doge in famiglia poiché non solo dava lustro e magnificenza al nome ma, soprattutto perché, il Doge incarnava l’immagine stessa di Venezia.
La carica di doge risale presumibilmente al ‘500, quale eredità lasciata dal dominio dell’impero bizantino; e durò fino alla caduta della Repubblica di Venezia, il 12 Maggio 1797. Il primo nome giunto sino a noi è quello di Paoluccio Anafesto vissuto tra la fine 600 inizio 700; mentre l’ultimo, colui che chiuse il lungo dominio della Serenissima, fu Ludovico Manin; per un totale di presunti 120 dogi.
Dogi a confronto

[Immagine: a sinistra ritratto del primo doge Paoluccio Anafesto; a destra ritratto dell’ultimo Ludovico Manin]

Al doge ci si rivolgeva anche con i titoli di Monsignor el Doxe, Serenissimo Principe, Sua Serenità o con l’originale Dux, cioè duca – comandante – generale.
L’elezione avveniva tramite il Maggior Consiglio ( il massimo organo politico della Repubblica di Venezia a cui spettava anche la nomina di altri consigli e di numerose magistrature) e si svolgeva in un modo assai complicato dettato in parte dalla fortuna, con il sistema denominato “delle palle d’oro”, e in parte in base a elezioni.
Il nuovo doge veniva presentato al popolo con la formula: “Questi xe monsignor el Doxe, se ve piaxe” (“Costui è il nostro signore, il Doge, se vi piace”), prima di assistere alla solenne messa in San Marco e all’incoronazione sulla Scala dei Giganti del Palazzo Ducale.
Una curiosità? Dopo l’elezione del doge per tre giorni si festeggiava in tutta Venezia, dando al popolo pane e vino proveniente dalle dispense ducali. I veneziani non si facevano mancare nemmeno i fuochi d’artificio in piazza!
Canaletto[Immagine: Gian Antonio Canal detto Il Canaletto, Veduta di Piazza San Marco, XVIII secolo, Collezione Privata]

Se pensate però che la vita di un doge fosse tutta rose e fiori, feste e divertimenti, vi sbagliate di grosso: dal momento dell’elezione, il doge diventava infatti un vero e proprio prigioniero all’intento di una stupenda gabbia dorata: circondato si dal fasto regale proprio della sua dignità, ma costantemente controllato e sorvegliato in ogni sua mossa.   Non poteva mescolarsi alla popolazione, ma non aveva guardie del corpo; non poteva abitare fuori da Palazzo Ducale, dove però non poteva esibire gli stemmi della propria famiglia, ad esclusione di uno solo all’interno del suo appartamento; non poteva tenere i doni che riceveva da parte dei dignitari in visita perché questi andavano al Tesoro di San Marco o all’erario pubblico; non poteva dare udienza né aprire la propria corrispondenza se non alla presenza di almeno quattro dei suoi consiglieri e molto altro ancora.
Poiché gran parte delle spese dovute al mantenimento del palazzo e della sua carica gravavano a lui personalmente, con il proprio patrimonio, in pochi potevano effettivamente permettersi l’elezione al soglio ducale e molte famiglie si trovavano poi in enormi difficoltà!
Guardi[Immagine: Francesco Guardi, Udienza accordata dal doge di Venezia nella Sala del Collegio di Palazzo Ducale, 1775-1780, Museo del Louvre, Parigi]

Vi proponiamo ora un brano, che troviamo molto interessante, tratto da Orazio Fini intitolato Il Doge:

“[…] La Repubblica tutta in lui traluce.
Re, cittadino e senator regnante
Unisce patria e regno in sede altera,
Ha senatorio’l cor regio il sembiante.
E’ Repubblica d’astri in ciel la sera,
Regno del sol il dì, ma qui costante
In signoria di stelle un sol impera”.

E ora una curiostà: Sopra una parete della scala privata del Doge, che conduceva alla chiesetta di S. Nicolò, era dipinto un S. Cristoforo, perché il Doge vedendolo ogni giorno non morisse di morte improvvisa!
Tiziano, San Cristoforo, Palazzo Ducale[Immagine: Tiziano Vecellio, San Cristoforo, 1523, Appartamenti del Doge – Palazzo Ducale di Venezia]

Il doge aveva anche potere in campo militare e comandava la grande flotta veneziana durante le guerre. Oltre ai poteri temporali il doge aveva anche dei poteri spirituali, agli era difatto il capo della Chiesa veneziana con sede, ovviamente, nella Basilica di San Marco. Il dogarato era però spesso in conflitto con la curia romana anche se la questione era stata discussa nel Concilio di Trento, capitò persino che l’intera Venezia venisse scomunicata!                                                                                                                                Possiamo però fare anche degli esempi di “buon vicinato”: il doge passava al Papa una breve lista di nomi per poi lasciargli la decisione finale sulla nomina dei vescovi del territorio veneto.

Abbiamo così tante cose da dirvi sui dogi che abbiamo deciso di dedicare due articoli a questa importantissima figura della storia veneta. Il prossimo mercoledì vi aspettiamo quindi per #abcVilla – D come doge parte seconda, seguiteci e fateci sapere che ne pensate!
Stay tuned!

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