PIETANZE IN TAVOLA

Continua la nostra rubrica dedicata alla cucina villana, oggi incentrata sulle nuove pietanze che venivano cucinate e consumate anche nelle Ville Venete e sul comportamento da tenere a tavola!
Mangiare in villa
Spesso vi abbiamo detto che molte le ville venete erano principalmente aziende agricole, dove veniva coltivato e allevato tutto quello che poi finiva nelle ricche tavole dei patrizi e nelle più semplici mense della povera gente.
Quelli della civiltà delle ville venete sono stati anni di grandi cambiamenti anche in campo alimentare: le nuove materie prime provenienti dal Nuovo Mondo fanno il loro ingresso nell’entroterra Veneto.
Venezia, potenza mercantile e marinara, era prima di tutto un porto, un luogo di scambio di idee, di oggetti, di stoffe, di libri, di lingue…ma anche di semenze!
Ci riferiamo in particolare al mais (Marta lo adora, lo mette anche sulla pizza!), altrimenti detto “sorgo turco” o granoturco perché, secondo alcune versioni, in terraferma si diceva volentieri turco per forestiero … e turco venne così chiamato quel grano, che era appunto foresto!!!GranoturcoBenché non fu semplice vincere la ritrosia dei contadini in merito all’introduzione del granoturco, dalla metà del cinquecento in poi, la coltivazione del mais cominciò a diffondersi in tutto Veneto, sempre più velocemente poiché facile da coltivare e da cucinare.
Pensate che è proprio nei possedimenti di una delle nostre Perfect House, Villa Emo a Fanzolo di Vedelago, che la famiglia nobile veneziana Emo, dà inizio ad una delle prime sperimentazioni della coltivazione del mais in Veneto; tanto che le pannocchie compaiono nelle decorazioni ad affresco sulle pareti della villa.

Sempre dalle Americhe non possiamo dimenticare i fagioli e il tacchino o, com’era chiamato al tempo e spesso ancora oggigiorno, “gallo d’india” o semplicemente “d’india”.

Mais a parte, come si può facilmente immaginare, vi era un grande divario fra ciò che mangiavano i ceti medio-bassi e i nobili: i primi si dovevano accontentare di legumi e polenta mentre i secondi si concedevano lauti pasti a base di carne e pesce serviti anche contemporaneamente.
Non mancavano poi i derivati del grano (prodotto rarissimo) come i bigoli e la pasta.
A causa di questo enorme divario già nel 1450 a Venezia, venne emanato un decreto dove si proibivano i pasti dove fosse prevista una spesa superiore al mezzo ducato a commensale.
Inoltre non esisteva una profonda divisione tra cibi dei ricchi e cibi della povera gente: secondo molti autori dell’epoca, ma anche tra cibi gentili da consumare in città e cibi rusticani ideali per la campagna. Tra i primi rientrano gli asparagi, la lattuga, l’erba santa, il finocchio: adatti al palato raffinato dei signori; mentre le fave, le cipolle, i ravanelli e i fagioli appartengono ai secondi.

Scuola del Longhi, Banchetto in Casa Nani, 1755[Scuola del Longhi, Banchetto in casa Nani, 1755 circa]

Nel Cinquecento veneziano la più grande rivoluzione fu però nel modo di approcciarsi a tavola, veniva infatti data molta importanza al modo in cui il cibo veniva presentato e alla norme di comportamento da seguire.
Del resto è proprio nel 1551-1555 che lo scrittore e arcivescovo italiano Giovanni Della Casa scrisse un testo dedicato alle norme di buoncostume, intitolato Galateo overo de’costumi.
In questo volume, non poteva proprio mancare la trattazione dei comportamenti da tenere durante i pasti, come il non grattarsi, non riempirsi troppo la bocca, non sputare e soprattutto non pulirsi i denti con il tovagliolo, e neppure con lo stuzzicadenti. Lavarsi le mani in pubblico è accettabile solo prima di pranzo e davanti a tutti i commensali, così che tutti possano essere sicuri che la persona con cui divideranno il cibo è pulita: pensate infatti che nel XVI secolo era ancora molto diffuso il dividere il piatto e il bicchiere con un’altra persona e l’uso delle posate non era ancora ben radicato.
Un variegato esempio del comportamento dei commensali a tavola è dato dal magnifico dipinto veronesiano Le nozze di Cana (se non riuscite andare al Louvre, potete trovare una magnifica riproduzione artistica nell’isola di san Giorgio!): la scena, che racconta il miracolo della tramutazione dell’acqua in vino durante le nozze a Cana, è ricca di particolari e mostra nella sua ambientazione una commistione di dettagli antichi e contemporanei per l’epoca.
Veronese
[Paolo Caliari detto il Veronese, Le nozze di Cana, 1563, Louvre – Parigi]

E oggi in villa cosa si mangia? Molte ville venete sono oggi state oggi trasformate in bellissimi ristoranti dove assaporare succulenti piatti della tradizione veneta; ma se cercate qualcosa di alternativo le proposte certo non mancano!

Basti pensare ai già citati brunch domenicali con prodotti scelti e stagionali nella tesa di Villa Tiepolo Passi a Treviso (TV).
[La Tesa di Villa Tiepolo Passi a Carbonera di Treviso (TV) ]

A Villa Ca’ Marcello a Ledava di Piombino Dese (PD) cultura e gastronomia non sono mai andate così d’accordo: gli ospiti possono concludere la visita alla Villa, con un rinfresco, un pranzo o una cena in compagnia del proprietario, nei salotti privati o nel parco storico. Sbirciate qui per vedere le diverse proposte.

La proposta di Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia (PD) accontenta davvero grandi e piccini: con il pic-nic Ticket viene preparato un bel cestino, con coperta da stendere sull’erba, per gustare il pranzo nel parco e nel vigneto della villa, circondati dal bellissimo paesaggio dei colli asolani.

Collage pranzo in villa
[Immagine: 1)La Tesa di Villa Tiepolo Passi a Carbonera di Treviso (TV) 2)Barchessa di Villa Cà Marcello a Levada dii Piombino Dese (PD) allestita per un buffet 3)Vista di Villa Dei Vescovi a Luvigliana di Torreglia (PD)]

Ci auguriamo di avervi incuriosito con questo argomento…o quantomeno speriamo di avervi messo un certo languorino! ( Occhio all’incombente prova costume!) Noi vi auguriamo un buon week end pieno di sole e vi diamo appuntamento a mercoledì con la rubrica #abcVilla.
Non dimenticate di seguirci anche sui social …
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