D come DOGE – parte II

PARTE 2
Lettera DBentornati cari follower del blog The Perfect House!
Come ogni mercoledì la nostra rubrica #abcVilla si dedica alla spiegazione di ogni elemento, personaggio o simbolo che si possa associare alla civiltà delle ville venete. Oggi concludiamo il discorso iniziato la settimana scorsa sul doge! Per chi di voi si fosse perso il primo post, questo è il link!

La scorsa volta vi abbiamo mostrato il ritratto del doge Ludovico Manin, di sicuro avrete notato che indossa un particolare cappello… di cosa si tratta?
Forse non tutti sanno che il simbolo principale del potere del doge era proprio il copricapo: chiamato “corno ducale” per la sua particolare conformazione “a punta” che trae ispirazione dal berretto frigio dei soldati bizantini, viene indossato dal doge a partire dal IX secolo.
Il cappello fu per la prima volta regalato dalla Badessa Agostina Morosini, al doge Pietro Tradonico, nell’864, durante la consueta visita annuale del sovrano al monastero di San Zaccaria, per rendere omaggio alle reliquie di San Pancrazio e di Santa Sabina, donate dal Papa Benedetto III e custodite nella chiesa.
Tale berretto era interamente trapuntato di fili d’oro e adornato con 24 perle, un grosso rubino ed una croce formata da 28 smeraldi e 12 brillanti: era talmente prezioso che venne soprannominato zoia (cioè “gioia” o “gioiello”).

Corno Ducale
[Immagine: 1) Corno Ducale, 1675-1699, The Victoria & Albert Museum – Londra
2) Gentile Bellini, Ritratto del Doge Giovanni Mocenigo, 1480, Museo Correr – Venezia
]

Il dono però non era rivolto però al doge personalmente ma alla carica che rivestiva!
Pensate che andava portato solamente in un certo modo; ovvero sopra una cuffietta bianca che tratteneva i capelli, con la punta diretta nella parte posteriore della testa, poiché questa posizione rimandava alle già citate origini bizantine del dogarato.
La dogaressa, cioè la moglie del doge, indossava a sua volta una versione del corno ducale di ridotte dimensioni.

Altri simboli del doge erano l’ampio mantello porpora, successivamente diventato broccato d’oro, la spada cerimoniale, il seggio ducale, il grande ombrello parasole e il bucintoro: la ricchissima nave con cui partecipava alla più importante cerimonia veneziana, lo sposalizio del Mare, nel quale con un anello gettato nelle acque della laguna, la città sottolineava il suo indissolubile e unico legame con il mare [ma del bucintoro non vi vogliamo svelare null’altro perché ci torneremo in un prossimo post di #abcVilla]

Simboli del doge
[Immagine: 1) Antonio Canal detto Il Canaletto, Il Bucintoro al molo nel giorno dell’Ascensione, 1730, Pinacoteca G. e M. Agnelli – Torino;
2) Processione in piazza San Marco la domenica delle palme, incisione del XVI secolo tratta da Journal of Seventeenth-Century Music, volume 8 (2002) no. 1 – si noti il parasole e la spada cerimoniale]

Uno dei dogi più importanti fu certamente Andrea Gritti, passato alla storia perché riuscì a mantenere la pace a Venezia in un periodo storico di gravi disordini in tutta Italia!
Celebre il ritratto che gli fece Tiziano …

Andrea Gritti[Tiziano Vecellio, Ritratto del Doge Andrea Gritti, 1540 circa, National Gallery of Art – Washington DC]

Altro doge passato alla storia è senza alcun dubbio Marin Falier, primo e unico doge ad essere processato e giustiziato per alto tradimento, il venerdì 17 Aprile del 1355 [davvero un giorno sfortunato per il “povero” Falier!!!].
Tradizione vuole che la congiura fu ordita per motivi personali, causati dal giovane e scapestrato Michele Steno, futuro doge, che durante una festa a Palazzo Ducale rivolse particolari attenzioni nei confronti di un’avvenente cameriera. Invitato ad andarsene, lo Steno offeso, lasciò un biglietto sopra un caminetto con su scritto “Marin Falier, da la bea mugier, tuti i la gode e lu el la mantien“. Anche se lo Steno venne per questo condannato al pagamento di una multa, ad un mese di carcere e ad alcune frustate, il doge Falier ritenne insufficiente la pena e organizzò una congiura contro il regime che non difendeva il suo onore. In realtà, le ragioni furono altre. In primis era il periodo storico in cui i governi comunali venivano sostituiti con le signorie: pertanto, non è improbabile, che il doge progettasse di instaurare un governo di questo tipo anche a Venezia.
A
questo si deve aggiungeva il clima di generale malessere tra le classi popolari e mercantili, sfinite dalla crisi economica e sociale, accentuata in seguito alle lotte contro la Repubblica di Genova.
Nel salone del Maggior consiglio a Palazzo Ducale, tra i ritratti dei primi 76 dogi (furono in totale 120) , quello di Marin Faliero è rappresentato come un grande drappo nero, su cui è scritto: “Hic est locus Martini Falhetri decapitati pro criminibus” – “questo è il posto di Marin Falier decapitato per crimini“. Un ammonimento da non sottovalutare per i futuri dogi: per chi ha tradito la Repubblica non deve essere conservata nessuna immagine.

Marin Falier
[Immagine: Il ritratto del doge Marin Falier cancellato per aver tradito la Repubblica di Venezia e sostituito con un drappo nero, Sala del Maggior Consiglio – Palazzo Ducale – Venezia]

Ed infine … i funerali dei dogi, perché, anche se incarnazione stessa della Serenissima, erano comunque mortali!!!
Inizialmente questi si svolgevano senza grandi fasti, ma con il tempo la cerimonia divenne sempre più complessa e solenne.
Quando un doge moriva, l’addetto alle cerimonie comunicava la notizia al Collegio e il più anziano dei Consiglieri rispondeva: “Con molto dispiacere avemo sentido la morte del Serenissimo Principe di tanta bontà e pietà. Però ne faremo un altro“.
Il decesso veniva quindi annunciato a tutti i veneziani dal rintocco, per nove volte, delle campane di San Marco e delle altre chiese della città. Venivano quindi sospese tutte le attività delle magistrature, e nelle chiese si celebravano messe a suffragio per tre giorni.
Il defunto veniva imbalsamato e avvolto nel mantello d’oro, col corno ducale in testa, gli speroni calzati alla rovescia e lo stocco del comando a lato, con l’impugnatura verso i piedi. Veniva quindi esposto a Palazzo Ducale. Passati tre giorni dalla morte, venivano svolti i funerali, in genere alla sera.
La salma del defunto, preceduta da un lunghissimo corteo composto dalle Scuole e da tutti gli ordini religiosi veneziani, era seguita dai parenti e dalle magistrature. I primi sfilavano vestiti completamente di nero, avvolti in lunghi mantelli con cappuccio; mentre i secondi vestivano di rosso, a significare che il lutto era privato e la Serenissima eterna.
Dal palazzo Ducale si arrivava così alla chiesa dei Santi Giovanni e Paolo dove si svolgeva l’orazione funebre.

A questo punto vi salutiamo, speriamo di essere state esaustive con l’argomento doge! Ovviamente se avete domande, precisazioni o altro non esitate a contattarci!
Noi vi diamo appuntamento a venerdì con un post molto speciale dedicato a un evento che si terrà la settimana prossima! Non perdetelo!

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