F come FRONTONE

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Molte ville, soprattutto quelle realizzate da Andrea Palladio o da altri architetti che da lui trassero ispirazione, ricordano, per le loro forme e caratteristiche architettoniche, i templi dedicati agli dei dell’antica Roma.
Il frontone, di cui andremo a parlarvi oggi, è indubbiamente uno degli elementi che contribuisce a creare quest’aurea di classicismo.

Ma che cos’è il frontone?
È la parte triangolare che completa la facciata di un edificio classico, delineata dagli spioventi del tetto e dalla cornice della trabeazione.
Si parla invece di “frontoncini” quando ci riferiamo a quegli elementi curvilinei o triangolari che sormontano le finestre di un edificio classico.
Questo elemento architettonico ha origini molto antiche: il frontone è difatti un retaggio dell’antica Grecia e, in particolare, dei templi delle divinità elleniche.
L’esempio più noto di tempio greco è sicuramente il Partenone, dedicato alla dea Atena e ubicato nell’Acropoli di Atene. Il frontone del Partenone però non si può ammirare nella capitale della Grecia bensì a Londra. Il British Museum acquisì infatti, nei primi anni dell’800, i preziosi marmi, attribuiti allo scultore Fidia, scatenando profonde contestazioni (tutt’oggi in atto) sulla legalità o meno di tale atto.

Partenone
[Immagine: Partenone e fregi dei frontoni occidentale e orientale attribuiti allo scultore Fidia e conservati al British Museum di Londra]

Nell’arte antica il frontone aveva primariamente funzione architettonica ma, con il passare del tempo, fu adoperato soprattutto con valenza decorativa.
In epoca manierista venne introdotto il frontone spezzato; mentre, il periodo barocco, può essere considerato quello più fantasioso per le forme curvilinee e le modanature fastose che caratterizzarono tale elemento architettonico.
Con il passaggio dal funzionale all’estetico, il frontone assunse dunque forme profondamente diverse da quelle delle origini, diventando curvilineo, spezzato, ondulato ecc.

Frontoni[Immagine: diverse tipologie di frontone]

Il frontone, così come altri elementi tipici delle ville venete, venne ripreso da Andrea Palladio dagli insegnamenti dell’architetto latino Vitruvio: entrambi vedevano l’edificio come un corpo vivo e “ben rifinito”, gli spazi dovevano seguire una logica basata sulle proporzioni e sulla gerarchia delle figure, allo scopo di rendere l’ambiente “naturalmente perfetto”.

Inserendo il frontone nella facciata anteriore della villa, Palladio intendeva sottolineare l’ingresso della casa padronale, contribuendo a darle magnificenza.
I committenti-proprietari delle dimore, conoscitori della cultura umanista, ed estremamente rigidi nell’interpretazione delle opere classiche, non avrebbero però mai potuto accettare la contaminazione del linguaggio religioso con quello profano senza una motivazione ben precisa data dall’architetto. Tale giustificazione risiede nel fatto che Andrea Palladio riteneva fossero state le residenze private a dare il via all’architettura; e che le forme dell’edilizia famigliare fossero state, in un secondo momento, trasferite nelle costruzioni pubbliche e religiose, esaltando il proprio significato.

Il frontone che ritroviamo nelle facciate delle ville venete spesso presenta dei bassorilievi allegorici e gli stemmi della famiglia. Un esempio tra i più belli e carichi di suggestioni e valori simbolici quello di Villa Barbaro a Maser dove nel frontone a timpano spezzato ritroviamo lo stemma della famiglia, al centro di una particolare allegoria.

Villa Barbaro fronte
[Immagine: Facciata di Villa Barbaro a Maser (TV)]

Nel mezzo del timpano compare la testa di un bue vivente, un geroglifico egiziano, simbolo, secondo l’architetto Leon Battista Alberti, della pace. Sulle corna del bue è scolpita un’aquila imperiale bicipite, rappresentante la concordia, coronata dalla triplice tiara papale e reggente lo stemma patrizio dei Barbaro. Pace e concordia quindi, come ispiratrici della costruzione dell’edificio. Ai lati di queste sono rappresentati due enormi delfini (celebrazione del mare universale e di quello veneziano) con, sul dorso due coppie di giovani: i maschi con un braccio proteso in avanti afferrano le corna del bue, mentre con l’altro cingono le femmine. Degli amorini completano gli angoli del frontone, identificati come gli eroi mitici spartani Taras e Falanto, i quali, mentre si trasferivano dalla Grecia in Italia per fondare Taranto, vennero salvati da un naufragio da dei delfini.

Questa contaminazione di linguaggi si trova anche in altri lavori di Palladio, e cioè nell’architettura sacra: egli adoperò il frontone triangolare di stile classico nelle chiese cristiane, qui riportiamo come esempio la Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia.

San Giorgio
[Immagine: Chiesa di San Giorgio a Venezia]

Con questa magnifica immagine di Venezia vi salutiamo e vi diamo appuntamento a venerdì con un post dedicato all’evento della settimana scorsa presso Villa Da Ponte! Non siete curiosi di sapere com’è andata? Allora…Stay tuned!

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