LA STORIA DEL VINO IN VILLA: dal 500 a oggi

Si sa, il Veneto è noto per una certa predisposizione al bere, come si dice da noi, un goto!
Un’ombra, un prosecchino o un aperitivo non ci spaventano davvero!!!
Ci sono poi anche molti detti popolari che confermano le prodezze del nostro fegato:

A chi che no ghe piase el vin, che Dio ghe toga anca l’aqua.
[A chi non piace il vino, che Dio tolga anche l’acqua)

L’ultimo goto xe quelo che inbriaga.
[L’ultimo bicchiere è quello che ubriaca]

Dona bela e vin bon xe i primi che te assa in abandon.
[Le belle donne e il buon vino sono i primi che ti abbandonano]

VINI.jpg[Immagine: vino bianco e prosecco – fonte Pinterest]

Scherzi e proverbi a parte, la produzione vinicola era per i patrizi villani una delle maggiori fonti di reddito.
Fu la stessa Serenissima a favorire la diffusione della viticultura nell’entroterra Veneto, perché il vino costituiva un’importante settore merceologico per la città lagunare.
Quando gli interessi della nobiltà si estesero a poco a poco alla terraferma, la viticoltura venne ad assumere sempre più un posto di primo piano, pur mantenendosi in gran parte in coltura promiscua e generica.
Fu a partire dal ‘500 che, il consolidamento della civiltà della villa, la ricerca del bello e del piacere da parte dei nobili veneziani, diede inizio ad un rinnovamento delle produzioni e l’importazione di nuovi vitigni (anche esotici come la Malvasia dei Balcani). La produzione di un ottimo vino venne favorita anche dalle nuove tecniche miranti a migliorare la qualità e ad aumentare la produttività, dato che buona parte del vino prodotto veniva commercializzato.
Se il ‘500 è un secolo noto per la fioritura di nuove qualità di vini come ad esempio il rosso Bordò, il bianco Brazzola (per la lista completa vi rimandiamo all’immagine sottostante) e i vini piccanti vicentini, cioè frizzanti, che si producevano in collina; non meno positivo fu l’inizio del Seicento.

vinidef.jpg[Immagine: Uve nere, rosse e bianche in uso nel XVI secolo – tratta da “Cucine cibi e vini nell’età di Andrea Palladio” pp. 54-55]

Nel Veronese il settore rimase in mano agli aristocratici locali, attenti agli aspetti qualitativi. Anche nel Vicentino i vini erano all’apice del successo e venivano in buona parte esportati. Questo successo commerciale fece si che la coltivazione della vite si estendesse dai Colli Berici fino alla Pedemontana. Particolarmente rinomati erano i vini di Orgiano, Breganze e Schio. Anche nel Padovano i vigneti si estesero in gran parte della pianura. Tra le numerose varietà diffuse nel 17° secolo si ricordano Aleatica, Cagnetta, Corvina, Lacrima, Lambrusca, Rabiosa, Rossetta, Saccola, Terodola (o Teroldega), Trebbiano, Vernaccia.
Nel Veneto comunque, i filari erano ancora quasi sempre condotti con la classica associazione del mais e del frumento, allo scopo di soddisfare la quota per il padrone, da pagarsi in grano e vino. La vite era quindi intervallata a filari arborei, la cui composizione dipendeva principalmente dalle caratteristiche produttive della singola pianta (noce, pioppo, olmo ecc.) spesso senza tenere conto dello scadimento della qualità dell’uva.
Nella seconda metà del secolo, la crisi conseguente alla peste e le crescenti imposizioni fiscali sprofondarono la viticoltura in un periodo di profonda crisi.
paesaggio[Immagine: tipico vigneto della campagna veneta]

Dal XVI secolo, oltre a nuove varietà di vini e vitigni si affacciavano anche nuove figure professionali coinvolte nel settore, di cui vi facciamo una breve carrellata:
-il dispensiere cioè colui che era incaricato di acquistare il vino;
-il cantiniere o canevaro ossia l’addetto alla conservazione della bevanda dall’arrivo in villa sino al consumo in tavola;
-il bottigliere, cioè colui che doveva preparare la caraffa e i bicchiere per i nobili patrizi e assaggiare il vino prima che venisse loro servito.
Ricordate la ghiacciaia di cui vi abbiamo parlato poco tempo fa? Di sicuro questa era fondamentale per il bottigliere poiché il vino andava servito rigorosamente ghiacciato!

Molte ville erano quindi dotate di cantine e tinaie per la conservazione della bevanda. Queste, spesso, trovavano posto nella parte inferiore del corpo centrale della villa o nelle barchesse. Come per le cucine, anche le altre stanze ad uso funzionale dell’abitazione, venivano infatti celate agli occhi dei visitatori, creando degli annessi staccati oppure sotterranei.
Non vi era però solo un mero e unico scopo estetico in questa collocazione delle cantine. Lo spiega bene, ancora una volta, l’architetto Andrea Palladio che scrisse:

“Le cantine si devono fare sottoterra, rinchiuse, lontane da ogni strepitio e da ogni umore e fettore, e deono avere il lume di levante, ovvero da settentrione, percioché, avendolo da altra parte ove il sole possa scaldare, i vini che si porranno, dal calore riscaldati, diventeranno deboli e si guasteranno. […]”
[Andrea Palladio, I Quattro libri dell’architettura, p. 145]

Villa Barbaro a Maser (TV) ad esempio, le cantine si trovano sotto le colombare.
Barchessa Villa Barbaro (TV)
[Immagine: Villa Barbaro a Maser (TV), particolare delle colombare]
Il vino rivestiva (e riveste tutt’ora) un’importanza eccezionale in questa dimora, tanto che all’ interno della villa si trova anche la cosiddetta “Sala di Bacco”, dedicata al Dio del vino e della vendemmia. Sul soffitto di questa stanza possiamo ammirare Bacco intento a porgere dell’uva a dei pastori,  mentre uno di questi sonnecchia a terra presumibilmente ubriaco.
Anche le altre stanze del corpo nobile sono connesse al tema della vite: le unisce infatti un finto pergolato affrescato, che dalle pareti giunge sino al soffitto, da dove pendono corposi grappoli d’uva.

Paolo_Veronese_-_Bacchus,_Vertumnus_and_Saturn_-_WGA24900[Immagine: Paolo Verone, Villa Barbaro, Sala di Bacco – fonte: wikipedia]
E oggi cosa rimane di queste importanti produzioni nelle dimore di Villa??
In molteplici ville la fabbricazione e vendita della “bevanda degli dei” continua fortunatamente tutt’ora.
L’ambito vinicolo non si limita però al solo sviluppo della potenzialità agricole del territorio: è nata infatti importantissima cultura enologica, a cui stanno contribuendo positivamente tanti nuovi corsi post laurea e un gran numero di giovani che hanno deciso di lanciarsi nella “riscoperta” di questo settore.

Villa e vino: perché non scoprire dal vivo questo abbinamento eccezionale?!?
Eccellenze vitivinicole-agroalimentari e tradizioni storiche culturali del Veneto, rappresentate dalle ville, sono le parole chiave di una manifestazione estiva a cura di Fondazione Aida, giunta ormai alla  sua 15° edizione: SORSI D’AUTORE, in associazione con la Regione del Veneto, l’Istituto Regionale Ville Venete, l’Associazione Ville Venete e le Famiglie dell’Amarone d’arte.
Sorsi d'Autore 2014
[Immagine: Locandina Sorsi D’Autore edizione 2014]

Il format prevede delle degustazioni pomeridiane, solo su prenotazione, dove seduti comodamente in una delle sale delle Ville protagoniste, si potranno sorseggiare le migliori selezioni delle cantine aderenti accompagnate da sfiziosi abbinamenti gastronomici.
Si potrà poi usufruire del servizio visite guidate alle ville, sempre su prenotazione; e, infine, si terrà l’incontro con un personaggio illustre, seguito da ulteriori degustazioni serali, sotto la guida esperta dei sommelier dell’AIS.
Sorsi d’Autore avrà luogo nei mesi dal 29 giugno al 25 luglio 2014, e alcune delle ville protagoniste sono Villa Badoer a Fratta Polesine (RO), Villa Cordellina a Montecchio Maggiore (VI), Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD),..

Speriamo che anche questo post vi sia piaciuto e come al solito vi diamo appuntamento sui nostri social e vi auguriamo una magnifica serata…magari con qualche CIN CIN!

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